Esportare alimentari fuori dall’UE: perché un’etichetta conforme in Europa può non bastare


Esportare alimenti fuori dall’Unione Europea significa entrare in sistemi normativi che non sono semplici varianti dello stesso modello. 


Allergeni, ingredienti, lingua, ordine delle informazioni, claim e formule di avvertenza cambiano da mercato a mercato. 


Il risultato è concreto: un prodotto perfettamente conforme in Europa può richiedere modifiche sostanziali prima di essere venduto negli Stati Uniti, in Canada, in Giappone o in Cina.


Il tema diventa particolarmente delicato quando si parla di allergeni

Unione Europea

Il riferimento principale è il Regolamento (UE) n. 1169/2011, che impone informazioni chiare sugli allergeni e prevede indicazioni specifiche per le sostanze che causano allergie o intolleranze. 

La Commissione europea ha pubblicato una comunicazione interpretativa proprio per aiutare imprese e autorità ad applicare correttamente questi obblighi.

Stati Uniti

Negli Stati Uniti la FDA applica il Food Allergen Labeling and Consumer Protection Act e il FASTER Act. 

Gli allergeni principali sono oggi nove: latte, uova, pesce, crostacei, frutta a guscio, arachidi, grano, soia e sesamo, quest’ultimo obbligatorio dal 1° gennaio 2023. La FDA può anche rifiutare l’ingresso di prodotti importati non conformi.

Canada

Il Canada adotta un’impostazione ancora diversa: devono essere dichiarati allergeni prioritari, fonti di glutine e solfiti aggiunti. 

La CFIA consente anche l’uso della dichiarazione “Contains”, ma se usata deve includere tutti gli allergeni prioritari presenti, anche se già indicati nella lista ingredienti. Per le contaminazioni crociate, la formulazione raccomandata è “May contain [X]”.

Giappone

In Giappone, l’etichettatura deve essere in giapponese quando il prodotto è venduto sul mercato locale. 

La Consumer Affairs Agency pubblica materiali ufficiali sul sistema di food labelling e, fatto particolarmente utile per gli esportatori, ha anche prodotto una ricerca sui sistemi esteri di etichettatura degli allergeni.

Cina

La Cina merita un’attenzione specifica: il quadro è regolato da standard nazionali, tra cui il GB 7718 sull’etichettatura degli alimenti preimballati.

La versione 2025 è stata pubblicata dalla National Health Commission e riguarda le informazioni obbligatorie, i requisiti tecnici e anche aspetti come etichette digitali e prodotti importati.


La differenza non è solo “quali allergeni indicare”, ma come indicarli. 

In alcuni Paesi è centrale la lista ingredienti, in altri la dichiarazione “Contains”, in altri ancora contano formule linguistiche, dimensioni, traduzioni e terminologia prescritta. 

Anche le avvertenze precauzionali, come “può contenere”, non hanno lo stesso valore regolatorio ovunque: la ricerca giapponese evidenzia che il PAL, cioè precautionary allergen labelling, è spesso volontario e non sostituisce le buone pratiche di produzione o il controllo del rischio di contaminazione crociata.

Per questo, prima di esportare, non basta tradurre l’etichetta europea. 

Serve una revisione regolatoria per singolo mercato: verifica della lista ingredienti, controllo degli allergeni obbligatori, adattamento linguistico, revisione dei claim, verifica delle diciture precauzionali e coerenza tra packaging, scheda tecnica e documenti doganali.

Il tema sarà al centro del webinar gratuito del 13 maggio: un primo orientamento pratico per le aziende alimentari che vogliono esportare evitando blocchi doganali, rilavorazioni grafiche e rischi di non conformità.

Partecipa al webinar gratuito

​Il webinar spiega in modo pratico come indicare gli allergeni in etichetta in Giappone, Cina, USA e Canada, evidenziando le differenze rispetto all’UE.

📅 Mercoledì 13 maggio 2026

🕘 09:00 – 09:45

💶 GRATUITO

​Dr.ssa Alessandra Muraro

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