
Quando un'azienda italiana del settore food guarda al mercato cinese, l'attenzione si concentra quasi sempre sull'etichetta: traduzione in cinese semplificato, conformità agli standard GB, dichiarazione nutrizionale, allergeni. Tutto corretto, ma incompleto. Perché in Cina, prima ancora che l'etichetta venga letta da un consumatore, c'è un passaggio amministrativo che decide se quella merce potrà fisicamente attraversare la dogana: la registrazione obbligatoria presso GACC.
È un tassello che molti operatori italiani scoprono tardi — talvolta quando il container è già fermo al porto. Vediamo perché esiste, come funziona e cosa cambia nel quadro normativo cinese del 2026.
GACC: chi è e cosa fa
GACC è l'acronimo di General Administration of Customs of China, l'autorità doganale centrale della Repubblica Popolare Cinese. Dal punto di vista istituzionale, GACC ha assorbito le funzioni che in passato erano divise tra AQSIQ (l'ente di ispezione e quarantena) e CIQ, oggi non più operativi come entità autonome.
Per l'esportatore italiano significa una cosa precisa: l'interlocutore doganale-sanitario per l'ingresso degli alimenti in Cina è uno solo, ed è GACC. Non si tratta di un controllo solo sul carico fisico, ma di un sistema di registrazione preventiva del produttore estero che deve essere completato prima ancora che la merce parta dall'Italia.
Il Decreto 248 e l'obbligo di registrazione
Il riferimento normativo chiave è il Decreto GACC n. 248, in vigore dal 1° gennaio 2022, che ha riformato il sistema di registrazione dei produttori alimentari esteri. La logica è netta: per esportare alimenti in Cina, il produttore estero deve essere registrato presso GACC e ottenere un codice identificativo univoco.
Per i produttori italiani, questo codice si presenta nel formato CITA seguito da un numero di registrazione. Senza questo codice, la spedizione non viene autorizzata all'ingresso. Non è una formalità che si può aggirare con documentazione alternativa o dichiarazioni sostitutive: è un requisito strutturale del sistema doganale cinese.
Accanto al produttore, anche importatori e agenti sul territorio cinese devono essere registrati. È un sistema a doppia spalla: chi produce all'estero e chi importa in Cina sono entrambi tracciati e responsabilizzati.
Cosa va aggiunto alla registrazione: gli standard GB
La registrazione GACC è la condizione di accesso, ma non esaurisce gli obblighi normativi. Una volta che il produttore è registrato, il prodotto deve comunque rispettare l'intero corpus degli standard nazionali obbligatori GB (Guobiao), che al 2026 conta oltre 1.500 standard attivi nel solo ambito della sicurezza alimentare.
I principali da conoscere per l'etichettatura sono:
- GB 7718-2011, attualmente in vigore per l'etichettatura degli alimenti preconfezionati, che sarà sostituito dal GB 7718-2025 a partire dal 16 marzo 2027;
- GB 28050-2011, in vigore per l'etichettatura nutrizionale, anch'esso sostituito dal GB 28050-2025 dalla stessa data;
- GB 2760-2024, che disciplina l'uso degli additivi alimentari.
Il periodo 2025–2026 è transitorio: gli standard 2011 restano applicabili, ma le aziende che progettano oggi un export verso la Cina dovrebbero già allineare le proprie etichette ai nuovi standard 2025, per evitare di dover rifare il lavoro tra meno di due anni.
Gli standard tecnici GB sono pubblicati esclusivamente in lingua cinese. Questo significa che la consulenza per l'export in Cina richiede sempre una doppia competenza: normativa e linguistica.
La supervisione incrociata: SAMR, GACC, NHC, MARA
Un altro elemento che spiazza spesso gli esportatori italiani abituati al sistema UE — dove l'autorità di riferimento è in larga misura unica per Stato membro — è la multilevel governance cinese. Sul prodotto alimentare importato vigilano in parallelo:
- SAMR (State Administration for Market Regulation), per la regolamentazione del mercato e la sicurezza alimentare interna;
- GACC, per la dogana e la registrazione dei produttori esteri;
- NHC (National Health Commission), per gli standard sanitari e i nuovi alimenti;
- MARA (Ministry of Agriculture and Rural Affairs), per i prodotti agricoli e gli OGM.
Le competenze si sovrappongono per disegno, non per disordine. Un prodotto che contiene un nuovo ingrediente, ad esempio, può richiedere l'autorizzazione preventiva di NHC ai sensi delle Administrative Measures for the Safety Review of New Food Raw Materials, oltre alla registrazione GACC del produttore.
Allergeni: cosa cambia con il GB 7718-2025
Uno dei capitoli più rilevanti dei nuovi standard 2025 — e che tratteremo nel dettaglio nel prossimo webinar — è quello degli allergeni. Lo standard GB 7718-2011 attualmente vigente non rende obbligatoria la dichiarazione strutturata degli allergeni nei termini in cui siamo abituati a vederla in UE (Reg. 1169/2011, Allegato II).
Il GB 7718-2025 introduce invece l'obbligatorietà delle 8 categorie di allergeni principali, l'introduzione regolamentata del QR code per le label digitali, e — aspetto delicato — restrizioni severe sui claim negativi: non sarà più ammesso scrivere "senza additivi" o formulazioni analoghe, oggi diffuse nelle etichette occidentali.
Per le aziende italiane che hanno costruito il proprio posizionamento di mercato proprio sull'assenza di additivi o conservanti, è un tema che merita attenzione strategica, non solo tecnica.
L'errore tipico: trattare la Cina come un mercato di traduzione
L'errore più comune che vediamo nelle aziende che si affacciano per la prima volta all'export verso la Cina è considerare l'adeguamento normativo come un problema di traduzione dell'etichetta. Si prende l'etichetta UE conforme al Reg. 1169/2011, la si fa tradurre in cinese semplificato, e si pensa di aver finito.
Non funziona così. La Cina non è semplicemente un mercato linguisticamente diverso: è un ecosistema regolatorio autonomo, con autorità proprie, standard tecnici propri, una procedura di registrazione preventiva del produttore, e una struttura di supervisione multi-agenzia. La conformità cinese si costruisce a monte, partendo dalla registrazione GACC, e si traduce poi in un'etichetta che rispetta i GB di riferimento.
Lavorare in modo strutturato su questi tre livelli — registrazione del produttore, conformità tecnica del prodotto, conformità formale dell'etichetta — è l'unico approccio che mette al riparo da fermi doganali, contestazioni post-import o ritiri di prodotto.
