UE sospende le importazioni di carne e prodotti animali dal Brasile: la questione degli antimicrobici


Dal 3 settembre 2026 l'Unione europea non consentirà più l'importazione dal Brasile di numerosi animali vivi e prodotti di origine animale, tra cui carne bovina, pollame, equini, uova, prodotti dell'acquacoltura, miele e budella, salvo che il Brasile riesca a dimostrare il pieno rispetto degli standard europei sull'utilizzo degli antimicrobici negli allevamenti.

La decisione è stata adottata dagli Stati membri e formalizzata dalla Commissione europea nell'ambito dell'aggiornamento dell'elenco dei Paesi terzi autorizzati all'esportazione verso l'UE.

Il motivo: non i residui nella carne, ma la tracciabilità del sistema

Il punto più importante per capire questa misura è che il provvedimento non deriva dal ritrovamento di residui di antibiotici nella carne brasiliana. La Commissione europea ha rilevato l'impossibilità di ottenere garanzie equivalenti a quelle richieste ai produttori europei circa il rispetto del divieto di utilizzare determinati antimicrobici e promotori della crescita negli animali destinati alla produzione alimentare.


Il nodo centrale è quindi la tracciabilità e l'affidabilità del sistema ufficiale di controllo del Paese esportatore, non la qualità intrinseca del prodotto.


Il quadro normativo europeo

La decisione si basa sull'evoluzione della normativa europea per contrastare l'antimicrobico-resistenza (AMR), considerata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità una delle principali minacce per la salute pubblica.


Il punto di svolta è il Regolamento (UE) 2019/6 sui medicinali veterinari, che ha introdotto il divieto di utilizzare antimicrobici come promotori della crescita, il divieto dell'uso routinario e profilattico degli antibiotici salvo casi eccezionali, e la possibilità di riservare alcune classi di antibiotici esclusivamente alla medicina umana.


Questi principi sono stati estesi ai prodotti importati tramite il Regolamento delegato (UE) 2023/905, che stabilisce le condizioni per l'accesso al mercato europeo. In particolare, l'articolo 118 del Regolamento 2019/6 impone che gli animali destinati all'esportazione verso l'UE siano allevati nel rispetto degli stessi divieti applicabili agli allevatori europei.


Perché non bastano le analisi sulla carne

Un aspetto tecnico rilevante: l'assenza di residui di antibiotici nella carne non costituisce prova sufficiente del rispetto della normativa europea. Molti antibiotici presentano un tempo di sospensione, se il trattamento viene interrotto con anticipo sufficiente rispetto alla macellazione, i residui possono risultare assenti nei controlli analitici pur essendo il farmaco stato utilizzato in modo non conforme durante l'allevamento.


Per questo motivo l'UE richiede un sistema di garanzie documentali: registrazioni ufficiali, controlli veterinari, audit e completa rintracciabilità dell'animale lungo tutta la filiera. La conformità non si dimostra solo attraverso analisi di laboratorio, ma attraverso un sistema integrato di controllo ufficiale.


Le carenze rilevate in Brasile

La Commissione europea aveva effettuato nel 2024 un audit del sistema di controllo brasiliano. Dalle verifiche sono emerse criticità nella capacità delle autorità competenti di garantire che gli animali destinati al mercato europeo non fossero stati trattati con sostanze vietate. In particolare, Bruxelles ha rilevato carenze nella registrazione dei trattamenti veterinari, nella verifica delle dichiarazioni degli allevatori, nella completa tracciabilità degli animali e nella dimostrazione documentale del rispetto delle restrizioni europee.


Il principio dell'equivalenza

Il caso del Brasile è un'applicazione concreta del principio secondo cui i Paesi terzi che esportano verso l'UE devono offrire garanzie equivalenti a quelle richieste agli operatori europei. Ciò non significa che la legislazione nazionale debba essere identica a quella europea, ma che il sistema di controllo ufficiale deve assicurare un livello di tutela della salute pubblica sostanzialmente equivalente. Se tale equivalenza non può essere dimostrata, la Commissione può sospendere o revocare l'autorizzazione all'importazione.


Quali prodotti e quali impatti

La misura riguarda bovini, equini, pollame, uova, prodotti dell'acquacoltura, miele e budella destinate all'industria alimentare. Il Brasile è uno dei principali esportatori mondiali di carne bovina e uno dei maggiori fornitori dell'UE: nel 2025 le esportazioni brasiliane verso il mercato europeo hanno superato 1,8 miliardi di dollari, con circa 129.000 tonnellate di sola carne bovina.


Per il consumatore italiano gli effetti diretti sulla carne fresca al dettaglio dovrebbero essere limitati, poiché proviene prevalentemente dall'Italia o da altri Paesi UE. Maggiore potrebbe essere l'impatto sull'industria alimentare e sulla ristorazione, dove parte della carne brasiliana viene impiegata in preparazioni a base di carne, piatti pronti, sughi, prodotti trasformati e forniture per il settore horeca.


La dimensione politica: il Mercosur

La decisione assume particolare rilievo poiché interviene pochi mesi dopo l'avvio dell'applicazione provvisoria dell'accordo commerciale UE-Mercosur. La Commissione europea ha ribadito che gli accordi commerciali non modificano gli standard sanitari e fitosanitari dell'Unione: l'accesso al mercato europeo resta subordinato al rispetto delle norme europee in materia di sicurezza alimentare, salute animale e utilizzo degli antimicrobici.


Il provvedimento evidenzia come, nel sistema europeo, la sicurezza alimentare non dipenda soltanto dal controllo del prodotto finale, ma soprattutto dalla capacità di dimostrare il rispetto delle prescrizioni lungo l'intera filiera produttiva.


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Muraro Alessandra 17 agosto 2026


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