"No Added Sugar" e datteri: il caso indiano che riapre il dibattito sui dolcificanti naturali


In India l'autorità per la sicurezza alimentare (FSSAI) ha diffidato la startup The Whole Truth dall'utilizzare la dicitura "No Added Sugar" su prodotti dolcificati con datteri. Secondo il regolatore, i datteri e la polvere di datteri, quando vengono impiegati per conferire dolcezza, agiscono come sostituti dello zucchero e non giustificano un claim di assenza di zuccheri aggiunti.


A seguito della diffida, l'azienda ha accettato di modificare le confezioni, sostituendo "No Added Sugar" con "Sweetened with Dates" ("dolcificato con datteri").

Da dove nasce il caso

La vicenda è partita dalle segnalazioni del marchio concorrente Paul & Mike. Secondo uno dei suoi cofondatori, Vikas Temani, ingredienti come datteri e derivati possono conferire ai prodotti una percezione ingannevole di maggiore salubrità, creando un'aura salutistica capace di indurre in errore i consumatori.


The Whole Truth ha difeso la propria formulazione, sostenendo che la polvere utilizzata è ottenuta da datteri interi tritati ed essiccati, e mantiene quindi le fibre naturali del frutto. 


L'azienda ha inoltre evidenziato che l'indice glicemico dei datteri è inferiore a quello dello zucchero raffinato. Nonostante queste argomentazioni, ha deciso di adeguarsi alle indicazioni dell'FSSAI. Il cofondatore Shashank Mehta ha spiegato che il cambio delle confezioni ha richiesto tempo per via delle scorte già esistenti e dei tempi di approvvigionamento.


Perché interessa anche fuori dall'India

Il punto regolatorio al centro della controversia non è un'esclusiva indiana: anche ingredienti naturali come datteri, miele o concentrati di frutta apportano zuccheri, e questo apre la domanda se possano legittimare claim che suggeriscono l'assenza di zuccheri aggiunti.


La stessa azienda osserva che in altri mercati, come gli Stati Uniti, prodotti analoghi possono ancora essere commercializzati come "no added sugar". È la prova che la formulazione di un claim non è universale: dipende dal mercato di destinazione e da come quel mercato definisce uno "zucchero aggiunto".


Per chi esporta nel settore salutistico, è un richiamo concreto: un claim corretto in un Paese può essere contestato in un altro. La revisione delle diciture nutrizionali per ciascun mercato di sbocco non è un dettaglio formale, ma una condizione per non vedere il prodotto bloccato o costretto a un riconfezionamento a posteriori.


In sintesi

Il caso The Whole Truth sta diventando un riferimento nel dibattito sulla trasparenza delle etichette e sull'uso dei dolcificanti naturali nei prodotti salutistici. 


Con la crescita del mercato degli alimenti "salutari", l'FSSAI ha intensificato i controlli sulle dichiarazioni nutrizionali. 


La lezione per gli operatori è che un claim regge solo se conforme alle regole del mercato in cui il prodotto viene venduto.


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Muraro Alessandra 17 giugno 2026


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